Se qualcuno ha avuto un moto di disgusto leggendo le cronache dell’ultimo assalto alla diligenza in parlamento alla Legge di Stabilità, ebbene sappia che ha visto solo l’antipasto di quel che potrebbe accadere se venissero reintrodotte le preferenze nella riforma della legge elettorale.

Per avere un’idea di quel che potrebbe accadere in parlamento nella prossima legislatura, se verrà riformato il Porcellum nel senso di introdurre, come chiede la Consulta, il sistema delle preferenze, basti guardare a cosa è successo nel nostro paese negli anni 80 e inizio ’90, quando il vecchio sistema proporzionale prevedeva le preferenze. In quegli anni il debito pubblico è lievitato a livelli insostenibili. Passando, in appena un decennio, dal 74,4% del Pil del 1984, al 121,5 del ’94, quando la battaglia politica si combatteva sopratutto a colpi di mano sulla Finanziaria per accontentare il proprio elettorato sperando di mantenere e incrementare così il consenso anche alle successive elezioni.

Questo non significa essere contro le preferenze, che anzi aiutano la politica ad essere più presente sul territorio, a stare vicina alle reali esigenze del cittadino-elettore. Ed è proprio quello che forse è mancato in questi anni di “II Repubblica”. Ma bisogna sapere che tutto questo ha un costo, e che questo costo tende inevitabilmente a pesare, almeno in parte, su un debito pubblico già insostenibile. Oppure, peggio, ad alimentare la corruzione, il “mercato delle vacche”, perché da qualche parte bisogna pure trovare i soldi per fare campagne elettorali che oggi costano anche centinaia di migliaia di euro. Fu proprio per porre fine a gravi fenomeni di malcostume che gli italiani nel referendum del ’91 bocciarono a larga maggioranza questo sistema.

Oggi, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che dichiarato «l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali ‘bloccate’, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza», la reintroduzione delle preferenze sarà un obbligo giuridico da parte del legislatore. L’importante è che si proceda con equilibrio, facendo tesoro dell’esperienza del passato evitando, se possibile, di ripetere gli stessi errori.

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