I cosidetti “partitini”, piaccia o non piaccia, sono una realtà nel nostro paese. Una realtà fatta anche di passione e di partecipazione. E se è pur vero che spesso hanno esercitato un potere di veto, è altrettanto incontestabile il fatto che più spesso sono stati i grandi partiti, con la guerra incessante delle loro correnti interne, a rappresentare un fattore di instabilità del quadro politico. Basti guardare a quel che è acccaduto nel PDL e a ciò che sta accadendo in queste ore nel PD. Ora, se verrà approvato l’Italicum nella versione attualmente disponibile, questa realtà verrebbe cancellata semplicemente con un colpo di spugna.

Guardando fra i tanto sondaggi disponibili al più recente, quello di Euromedia del 21 gennaio abbiamo questi risultati:
PD 29,1%
Forza Italia 22,0%
M5S 21,8%
Lega Nord 4,4%
NCD 3,8%
SEL 3,4%
UDC 2,5%
Fratelli d’Italia 2,3%
Scelta Civica 1,5%

Se fossero confermati questi risultati con il voto per le legislative, si avrebbe un parlamento nel quale verrebbero rappresentate solo 3 forze politiche, la più importante delle quali, il PD, raggiungerebbe uno striminzito 29%, correndo quindi al secondo turno.
Tutti gli altri “partitini” si limiterebbero al ruolo di portatori di acqua ai partiti maggiori; ma non potrebbero, anche se coalizzati, entrare in parlamento. Si tratta di forze eterogenee, ma che rappresentano all’incirca il 18% del corpo elettorale. E’ quindi un problema di democrazia e di giusto rapporto fra elettore e rappresentanza parlamentare, secondo il principio sottlineato con forza dalla sentenza della Consulta che ha decretato l’incostituzionalità del Porcellum. Sembra quindi corretta l’osservazione svolta dal ministro Quagliariello in commissione a Montecitorio:

«Sono favorevole alla soglia di sbarramento al 5%, ma il problema è che se un partito in coalizione non raggiunge quella soglia, i voti vengono automaticamente assegnati al maggiore partito della coalizione. Il rischio è che la coalizione superi il 35% dei voti e si aggiudichi così il 53% dei seggi, ma quei seggi vadano tutti al primo partito della coalizione, che magari ha preso solo il 20% dei voti, mentre gli altri restano fuori dal Parlamento».

Sarà questo, più che le preferenze, il terreno di scontro in parlamento sulla riforma della legge elettorale. E l’esito non è affatto scontato.
Paolo De Luca

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