Un recente studio sulla produzione legislativa in Italia, snobbato dalla grande stampa, ci racconta come da tempo sia in atto nel paese un pericoloso squilibrio fra potere legislativo ed esecutivo, a vantaggio di quest’ultimo.

A fare le leggi insomma sono i governi, che operano attraverso un uso smisurato della decretazione d’urgenza, limitando di fatto il ruolo del parlamento alla semplice conversione dei decreti emanati dal governo. Ecco, intanto, in figura 1, alcuni dati:

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Fig 1

 

Il riquadro mostra che dal secondo governo Prodi (17 maggio 2006) fino ai primi 3 mesi del governo Renzi, in media sono stati presentati al parlamento 2 decreti legge ogni mese. Il governo Berlusconi IV, più volte richiamato dal presidente dell’epoca, Giorgio Napolitano, per l’uso eccessivo della decretazione d’urgenza, è in realtà, il più virtuoso della serie. Occorre ricordare, però, che le reprimende quirinalizie ai governi per l’utilizzo disinvolto di questi speciali strumenti legislativi, risalgono almeno ai tempi di Scàlfaro e non si sono mai interrotte fino ai giorni nostri. A far schizzare verso l’alto il livello della decretazione d’urgenza è stato invece l’esecutivo dei tecnici. Dopo Monti c’è stato un lento ritorno alla normalità, accentuato con l’esecutivo di Matteo Renzi.

Al di là dell’uso dei decreti, tuttavia, un altro dato ci conferma che l’esecutivo ha di fatto svuotato dei suoi poteri l’istituzione che dovrebbe essere preposta all’attività legislativa: il parlamento. SI guardi la figura 2

Fig 2
Fig 2

Dall’inizio della XVII legislatura, quella attuale al 29 marzo 2015 (data della presentazione dello studio), sono state approvate dal parlamento 114 leggi. Di esse, 96, pari all’84,21%, sono di iniziativa governativa. Solo 17 sono di iniziativa parlamentare. Le Camere, in sostanza sono svuotate del loro potere di iniziativa legislativa, assegnato invece all’esecutivo. In linea con questi dati statali, anche quelli delle regioni, dove la maggior parte delle leggi promulgate sono di iniziativa dei governi locali. Su 711 leggi emanate, infatti, 386, pari al 54,3%, sono di iniziativa della giunta e 290, pari al 40,8%, sono di iniziativa del Consiglio.

Le ragioni di questa «dittatura dei governi» sono molteplici, ma risiedono soprattutto nella necessità per tutti i paesi, specie quelli dell’area euro, di adottare con estrema rapidità i provvedimenti, in materia soprattutto economica, senza attendere i tempi biblici della discussione parlamentare. C’è, sul versante opposto, anche da segnalare una crescente incapacità delle camere di farsi interpreti della volontà popolare attraverso iniziative legislative appropriate, di ampio respiro e largamente condivise. La conseguenza comunque è uno squilibrio le cui responsabilità partono da lontano, e che sarebbe ingiusto far ricadere solo sulle spalle dell’ultimo inquilino di Palazzo Chigi, Matteo Renzi. Un riequilibrio è però necessario, per evitare che il parlamento venga percepito dai cittadini non come un organismo vivo, espressione massima della volontà popolare, ma come un inutile sodalizio di privilegiati, chiamati solo a dire sì o no alle decisioni dell’esecutivo. In tempi di antipolitica, la questione è molto seria.

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1 COMMENT

  1. Dopo aver letto il tuo articolo sull’eccessivo ricorso ai decreti da parte degli ultimi governi, vorrei osservare, a commento, il fatto che la necessità di un riequilibrio tra competenze e poteri dell’esecutivo e del legislativo richiederebbe maggiore attenzione e una visione più organica delle riforme istituzionali in atto: a questo punto, credo, l’abolizione del bicameralismo perfetto attraverso la soppressione dell’attuale Senato e la sua sostituzione con un “Senato leggero” composto da membri “nominati” rischia di ridurre al minimo il peso e le scelte degli elettori. Infatti, anche la restante Camera dei deputati verrebbe composta in gran parte da membri indicati dalle segreterie dei partiti grazie al sistema dei “capilista bloccati” previsti dalla riforma elettorale denominata “Italicum”. Non credo interessino gran che le geremiadi sulla presunta morte della democrazia, sul renzismo autoritario, ecc. ecc. Non si può negare, però, che un governo perennemente impegnato a imporre decreti e una sola Camera composta in gran parte da “deputati che sono emanazioni dirette” delle segreterie dei partiti non siano il massimo dal punto di vista del bilanciamento dei ruoli e delle competenze istituzionali e della rappresentatività democratica. Inutile negarlo, il sistema istituzionale così come si va delineando, sarebbe sbilenco. D’accordo con Renzi sulla necessità di andare avanti, a passo svelto e deciso, sulla strada delle riforme, ma c’è riforma e riforma e, soprattutto, deve essere ben chiaro il quadro complessivo che si vuole realizzare. Qui, invece, mi pare che si proceda a strappi, con prove muscolari che se da una parte sono condivisibili perché danno finalmente una scossa a un sistema incancrenito e soddisfatto della sua inconcludenza, dall’altra rischiano di produrre frutti acerbi se non avvelenati. “La gatta presciolosa – dice l’adagio popolare – fece gattini ciechi”: è il rischio che, mi pare, si stia correndo. Sempre posto, comunque, che le riforme in discussione arrivino effettivamente a compimento. Il che, per altro, è ancora tutto da dimostrare.

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