A sentire i discorsi dei presidenti della Repubblica, sembrano un può tutti uguali. Specie è lo stesso capo dello stato a parlare per l’ottava volta consecutiva agli italiani. Eppure il messaggio di auguri per il 2014 di Napolitano è stato un po’ unico speciale. Per lo stile, innanzitutto. L’aver aperto il suo intervento con le lettere-simbolo di alcuni italiani è una scelta innovativa, specie per un politico di 88 anni. Perché una cosa è l’ottimismo di maniera che ogni presidente ha l’«obbligo» morale di diffondere in un paese che fatica a trovare una sua via di uscita, altro è far parlare gli stessi protagonisti del «cambiamento possibile», cioè gli italiani.

E il messaggio è arrivato a destinazione. Ma la novità principale è nei contenuti. Napolitano infatti ha tracciato una road map precisa per il suo settennato e per la legislatura. E ha avvertito, rivolto in particolare a Berlusconi, che non si farà condizionare. Anzi, ha richiamato esplicitamente gli impegni assunti anche dal Cavaliere nel momento in cui gli venne richiesto, contro la sua volontà, di restare al Quirinale. Impegni dei quali ora il capo dello stato continua a reclamare il rispetto, «anche se oggi qualcuno finge di non ricordare», ha chiosato.

Invece l’ipotesi di «impeachment», che Grillo ha annunciato per gennaio non sembra preoccupare più di tanto Napolitano. Al contrario, essa evidentemente viene derubricata al rango di pura propaganda elettorale e in quanto tale neanche presa in considerazione. Sa che non esistono le condizioni per una sua messa in stato di accusa, come avvenne per Cossiga, e lo dice chiaramente in questo passaggio-chiave, che in realtà sembra rivolto più a Forza Italia che al comico genovese:

«Conosco i limiti dei miei poteri e delle mie possibilità anche nello sviluppare un’azione -al pari di tutti i miei predecessori – di persuasione morale. Nessuno può credere alla ridicola storia delle mie pretese di strapotere personale. Sono attento a considerare ogni critica o riserva, obbiettiva e rispettosa, circa il mio operato. Ma in assoluta tranquillità di coscienza dico che non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce».

Dunque Il capo dello stato avverte tutti che resterà al suo posto, e non si farà condizionare. Ma fino a quando resterà ? La risposta la fornisce lo stesso Napolitano. Certo per un «tempo non lungo», e comunque fino a quando «la situazione del paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le mie forze me lo consentiranno».

Non viene indicata una data, ma è come se lo fosse perchè è lo stesso capo dello stato che fornisce gli elementi per decriptare il suo discorso: il 2015, dopo gli impegni italiani per il semestre europeo, e sperando che nel frattempo il paese abbia fatto progressi sui temi delle riforme e del lavoro. Dopo di che, in ogni caso, trarrà le sue conclusioni. E’ come se Napolitano chiedesse al paese e a tutte le forze politiche un anno di tregua per lavorare insieme nell’interesse del paese. Rinunciando per un periodo di tempo ben definito al «fuoco di troppe polemiche sommarie». Meglio utilizzare al meglio questo «anno sabbatico» da dedicare al bene dell’Italia che èerdersi in sterili polemiche. Perché prima di quella data, è il messaggio implicito ribadito ancora una volta, non ci saranno elezioni politiche.

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