Non è una scelta saggia affrettarsi ad archiviare il rischio-populismo in Europa e in Italia, cullandosi sul risultato tutto sommato non esaltante per i movimenti nazionalisti e xenofobi alla ultime europee. Sotto la cenere infatti, come dimostrano recenti elezioni in Svezia e Germania, cova ancora il fuoco, alimentato dalla crisi che non sembra finire mai, e dall’ondata di migranti dal sud del mondo.

In Svezia, culla della tolleranza e della stabilità nel mondo, le elezioni del 14 settembre hanno portato una vera rivoluzione. Dopo 8 anni infatti il fronte moderato perde le elezioni ottenendo il 39,3% dei voti a vantaggio dei socialdemocratici che con i loro alleati verdi hanno raggiunto il 43,7%. Ma la vera novità è che nel sistema dell’alternanza bipolare si è inserito un terzo (molto) incomodo: il partito dei cosiddetti “Democratici Svedesi”, che diventa la terza forza politica con 13% dei consensi; il doppio rispetto alle elezioni del 2010.

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Jimmie Aakesson

A dispetto del nome, i “Democratici Svedesi” sono assai poco democratici e molto razzisti. Il loro partito è di estrema destra: di ispirazione apertamente nazista fino a qualche anno fa, quando sventolavano nelle riunioni le svastiche e i simboli del nazismo. Oggi, per tentare di entrare nel salotto buono della politica nazionale ed europea e tentare l’assalto ai voti moderati hanno dovuto fare un po’ di maquillage. Ma la sostanza del loro messaggio politico non è cambiata, nazionalismo, xenofobia, razzismo. La nuova strategia “moderata”, che si avvale anche della faccia pulita da primo della classe del giovane leader, Jimmie Aakesson, ha avuto un innegabile successo, e in Europa il partito oggi è alleato di Grillo e Farage nel loro gruppo euroscettico di destra, EFD.

Si capisce così perché il vincitore delle elezioni, il socialdemocratico, Stefan Lofven, abbia escluso fin da subito la possibilità di un accordo con i “Democratici Svedesi”, e si avvia a costituire un instabile governo di minoranza.

Anche nei confinanti paesi nordici come Danimarca e Finlandia le forze di estrema destra di ispirazione nazista sono in crescita

E nella Germania della Merkel, alle elezioni del 14 settembre in due la Länder orientali, tradizionale feudo elettorale della Cancelliera, il partito di destra anti-euro AfD, Alternativa per la Germania ha ottenuto il 10% in Turingia e il 12% nel Brandemburgo, entrando per la prima volta nei parlamenti regionali.

Un mese prima l’AfD aveva mandato il suo primo deputato al parlamento regionale della Sassonia, e alle elezioni europee aveva conquistato ben 7 seggi.

Segnali che giungono da paesi politicamente e culturalmente lontani da noi, si dirà. A noi sembra bastare il 40,8% del PD di Renzi e il calo di consensi per i grillini. Il voto nei lontani paesi del nord, ma anche il consenso crescente del Front National nella vicina Francia, ci mandano un messaggio chiaro: il panorama politico in tutto il continente è in rapida, continua evoluzione, e i movimenti populisti non sono sconfitti. Possono cambiare volto, ma cresceranno, almeno finché non saranno in parte risolte le cause che li alimentano, cioè crisi e immigrazione.

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