Dopo che Italia e Francia sono diventati i due “bambini problematici dell’Eurozona” secondo la poco simpatica definizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, Renzi e Hollande stanno cercando una strategia comune per affrontare il probabile verdetto negativo di Bruxelles. Ma solo un tratto di strada verrà percorsa insieme, perché Parigi si è già in parte sganciata dall’accordo con l’Italia, procedendo per conto suo.

Non era difficile prevederlo, perché in Europa ha sempre funzionato un solo asse, quello fra i paesi fondatori, Francia e Germania. E Parigi si sta muovendo secondo il suo stile di sempre. Non tratta con Bruxelles, visto che peraltro la nuova commissione entrerà in funzione solo il primo novembre, e al cui interno Hollande ha un suo uomo di stretta fiducia, dotato di esperienza e della necessaria competenza, il commissario agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici. Che difficilmente si farà spaventare dal “falco” finlandese Jirki Katainen, vicepresidente della Commissione con competenza sulle materie economiche e monetarie.

La Francia dunque tratta direttamente con Berlino, da pari a pari. Non con il cappello in mano, per chiedere qualche concessione, Perché, come ha chiarito senza mezzi termini il premier Manuel Valls, rispondendo a brutto muso ad una sgarbata uscita del presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, «la Francia deve essere rispettata, perché sta a noi decidere sui nostri conti». Concetto corretto dal punto di vista formale, anche se la Commissione ha il potere/dovere di intervenire proponendo modifiche e infine comminando pesanti sanzioni. Ma a Parigi e a Berlino pochi credono che si arriverà a sanzionare la Francia.

Dunque la trattativa è partita. Riservata ma non troppo, ed affidata a due economisti, uno francese l’altro tedesco, Jean Pisani-Ferry et Henrik Enderlein. Si discute non dei compiti a casa che deve svolgere Parigi per ridurre quel deficit, che nel 2015 si prevede ancora al 4,3%, quindi di molto superiore al 3% dei parametri UE, ma di riforme da realizzare nei due paesi. In sostanza, almeno nelle intenzioni francesi, come scrive il quotidiano Le Monde, la proposta sarebbe quella di uno scambio paritario: «noi facciamo le riforme, voi fate gli investimenti pubblici per rilanciare la domanda; e così facciamo la pace».

Sul secondo punto è difficile che la Germania ceda, nonostante sia in palese violazione dei trattati europei e soggetta ad un forte pressing da parte di Washington. Quel che importa veramente, a Parigi e Berlino è salvare la faccia sulla prima parte, quella che riguarda le riforme francesi in cambio della concessione a violare il Patto. Evitando strappi, sospetti di favoritismi e soprattutto possibili emulazioni.

L’Italia potrebbe trarre giovamento dalla trattativa franco tedesca, accodandosi all’iniziativa di Hollande, così come potrebbe trovarsi isolata, abbandonata dai cugini d’oltralpe preoccupati soprattutto dei problemi di casa loro. Si vedrà. Molto dipenderà anche dalle prossime mosse di Renzi. Che per il momento si muove sulla buona strada.

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