Una tempo si chiamavano “riserve della Repubblica”, uomini dotati di grande esperienza e di un forte senso dello stato, ai quali la Repubblica, sui quali il paese poteva fare affidamento nei momenti difficili e per gli incarichi più delicati, Sergio Mattarella è uno di questi.

Forse l’ultimo, se si esclude il grande perdente di tutte le corse al Quirinale degli ultimi 20 anni, Giuliano Amato.

Benvenuto quindi ad un uomo delle istituzioni. Uomo simbolo, peraltro, di una fase storica di passaggio: legato alla vecchia classe politica democristiana, ma anche traghettatore del paese verso una nuova stagione, attraverso la legge elettorale del ’93 che porta il suo nome, il Mattarellum.

Esaurite le scorte della 1ª.Repubblica, c’è da chiedersi perché la 2ª non sia in grado di esprimere con altrettanta generosità delle “riserve”. All’ombra del maggioritario non sono cresciute figure in grado di farsi accettare al di là dei propri confini identitari. Forse è un limite connesso alla natura stessa del maggioritario, divisivo per definizione, o di qua o di là. O forse la vera causa è la crisi della politica, non più in grado di esprimere una classe dirigente all’altezza delle grandi personalità  del passato.

Eppure, anche l’instabile Italia di oggi, e forse ancor di più quella di domani, ha un disperato bisogno di uomini animati da un forte senso delle istituzioni.

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