unnamedPasseggiando per le vie di Palermo può capitare che ti imbatti in un cartello come quello che ho fotografato attaccato alla vetrina di un negozio nella centralissima via Roma del capoluogo siculo: «Chiuso x eccesso di rapine». Non dovrebbe capitare, ma purtroppo capita, a Palermo, come a Roma o a Milano. Ed è un pugno nello stomaco oltre che un pesantissimo atto d’accusa, che ti fa capire quanto sia profonda la crisi di fiducia degli italiani nelle istituzioni. E quanto sia lontana la sensibilità della classe dirigente dalla vita della gente in carne ed ossa.

Il negozio, ampio ed elegante, anche nel suo attuale stato di dismissione, è stato rapinato 12 volte in poco più di un anno, ha raccontato il titolare alla stampa locale, descrivendo il terrore con il quale sua figlia e la commessa hanno dovuto, a cadenza quasi mensile, subire la violenza dei banditi.

Intendiamoci. Non è che le rapine ci siano solo a Palermo o in Italia. In altri luoghi civilissimi, come New York o Los Angeles ad esempio, la violenza e le rapine sono più diffuse che nelle nostre città. E le statistiche nazionali parlano di un incremento generalizzato delle rapine dalle 35 mila nel 2010 alle 44 mila nel 2013.

Ma nel cartello del commerciante palermitano c’è un elemento in più. Non c’è rabbia, non c’è voglia di reagire. C’è solo una cupa rassegnazione, vicina alla disperazione. C’è la certezza che nessuno, nella politica, nelle istituzioni preposte a garantire la sicurezza dei cittadini, interverrà in sua difesa.

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