Non c’è dubbio, la Bossi-Fini (il testo qui) è una brutta legge: demagogica, controproducente, inutile perché non ha frenato i flussi migratori che anzi si sono intensificati. Ma abbiamo idea di come sostituirla? Perché non basta dire sull’onda dell’emergenza, come si usa fare in Italia, “cancelliamo questa brutta legge”. Bisogna anche dire cosa metterci al suo posto. Una norma che regolamenti i flussi migratori deve pur esistere, come esiste in tutte le democrazie occidentali.

A meno che non si vogliano aprire le frontiere senza controlli, bisognerebbe almeno sviluppare un ragionamento coerente, credibile e in linea con le direttive europee e con le norme internazionali su questa materia, prima di avventurarsi in battaglie politiche che rischiano di esporre il paese ad ondate illimitate e senza freni di nuove migrazioni. O che peggio degenerano in sterili discussioni che alla fine non approdano a nulla.

Non è che il tema della lotta all’immigrazione irregolare sia nuovo nel nostro paese. Eppure non ci sembra di ricordare che nelle ultime campagne elettorali sia stato uno dei temi al centro del confronto fra i partiti, se si esclude l’uso strumentale che ne ha fatto la Lega e alcune forze di estrema destra.

Oggi, dopo la strage di Lampedusa, riscopriamo che c’è un problema, e che questo problema in conseguenza delle primavere arabe e della guerra in Siria sta crescendo in maniera esponenziale,  diventando un’emergenza per il paese che è la prima frontiera marittima dell’Europa, l’Italia. E si interviene nel modo confuso che è sotto gli occhi di tutti, e che in commissione al senato, con la cancellazione del reato di immigrazione clandestina, ha trovato la sua apoteosi.

Su questa materia il governo delle larghe intese, proprio perché in qualche modo “tecnico”, certamente non ideologico, forse ha la straordinaria opportunità di fare qualcosa di buono e di duraturo. Il premier Letta ha giustamente investito della questione l’Europa. Ma anche l’idea illustrata dal vicepremier e ministro dell’interno Alfano di intervenire sulla modifica delle norme che regolano il diritto di asilo per chi proviene da paesi in guerra è un passo in avanti, ma da solo non basta. Si dovrebbe guardare ad una riforma più organica, che non escluda ad esempio la possibilità di rimpatriare chi arriva illegalmente sulle nostre coste sospinto solo da pur legittime ragioni economiche.

Una riforma che riesca insomma a coniugare umanità e legalità. La materia è estremamente complessa ed andrebbe esaminata con un approccio globale, se si vuole evitare, proprio come ha fatto la Bossi-Fini, di tappare una falla per aprine atre dieci. Non basta quindi che ciascuna forza politica si limiti a piantare le proprie bandierine ideologiche, magari dimenticandosi del problema fra un mese, quando l’emergenza sarà passata. Per una volta, ad un problema così serio, bisognerebbe provare a dare risposte altrettanto serie.

Non sembri eccessivo, ma a questo problema sono legati i destini della democrazia in Italia e in Europa. Perché, come ha dimostrato la cinica e spregiudicata mossa di Grillo, che ha sconfessato i suoi parlamentari per aver votato con Pd e Sel in favore dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina, questo tema sarà il cavallo di battaglia delle forze di ispirazione populista nelle prossime elezioni europee che si terranno a breve, nel maggio del prossimo anno. C’è insomma il rischio concretissimo che il prossimo parlamento europeo, il primo con nuovi poteri di controllo democratico sulle altre istituzioni comunitarie, finisca paradossalmente per essere monopolizzato da forze anti-europeiste e populiste che stanno crescendo un po’ dovunque nel vecchio continente.

L’impennata in Francia del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, che ha raggiunto il 24% del gradimento nei sondaggi, dovrebbe essere un monito per tutti.

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