Home politica 2016, il male oscuro della democrazia. Bilancio di un anno drammatico

2016, il male oscuro della democrazia. Bilancio di un anno drammatico

1565
0

Qualcuno ha paragonato la situazione dell’Europa in questi anni, a quella della Germania negli anni 30, alla vigilia della vittoria del nazismo. Certo, sono esagerazioni. Ma lo stato della democrazia nel mondo e in Europa suscita più di qualche preoccupazione

Quel che dovrebbe destare maggior allarme non è solo la grande ondata populista, ma anche la debolezza delle forze politiche democratiche, che, divise fra di loro, non sembrano in grado di affrontare efficacemente l’assalto delle forze anti-sistema. Nella Germania degli anni 30, un mix di crisi economica e sociale, frustrazioni per le condizioni imposte alla Germania dopo la disfatta della Prima Guerra mondiale, divisioni dei partiti democratici, minaccia del bolscevismo, crearono la condizioni favorevoli alla conquista del potere da parte di Hitler. E oggi, certamente, molte di quelle condizioni non esistono più.

Non è però un’esagerazione affermare che la democrazia in Europa è meno solida di quanto non lo fosse meno di 10 anni fa, e che nessuno è in grado oggi di dire se questa spirale perversa di tante crisi (economica, sociale, migratoria, terrorismo) avrà uno sbocco autoritario o democratico.

La gravità della situazione è dall’avvento sulla scena europea ed internazionale di tanti “uomini della Provvidenza”, pronti a salvare il mondo dal caos.

In celeste, i paesi che hanno migliorato le loro performances democratiche, in rosa, quelli che le hanno peggiorate (tabella Freedom House)

Possiamo consolarci guardando fuori dal nostro Continente, anche se è una ben misera consolazione. Nel Terzo e Quarto Mondo la libertà è costantemente minacciata e calpestata e lo stato di diritto spesso non esiste. Negli ultimi 10 anni, secondo Freedom House (un sito che “misura” il tasso di libertà in ogni singolo paese), nel 2015 le libertà civili e politiche hanno subito una regressione in 72 nazioni, mentre solo in 43 si è registrato un certo miglioramento. Nella lista dei 10 “peggiori”, figurano nazioni come la Siria, il Tibet, la Somalia, mentre anche un paese europeo, la Polonia, nel 2016 è stato messo sotto osservazione per le prime norme varate dal governo del Partito della destra conservatrice e populista, Legge e Giustizia, oggi al potere.

È il decimo anno consecutivo che il numero dei “cattivi” supera quello “buoni”, e la forbice nel 2016 sembra si sia ulteriormente allargata.

Per quanto riguarda l’Europa, l’avanzata delle forze antisistema e contrarie all’integrazione europea, ha portato questi partiti al potere in almeno 6 paesi (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Danimarca e Finlandia), mentre in Italia, Francia, Germania e Spagna, cioè le economie più importanti dell’UE, sono presenti forti movimenti populisti.

Se è vero che populismo non equivale automaticamente ad autoritarismo, è altrettanto vero che nei progetti confusi di questi movimenti quasi sempre sono presenti principi che hanno poco a che fare con la democrazia, e che la loro vocazione unanimistica e leaderistica desta più di qualche preoccupazione

Il 2017 sarà, dunque, l’anno della svolta populista in Europa, e della fine dell’Europa? Nessuna di queste due previsioni è al momento plausibile, anche se la Brexit e la vittoria di Trump hanno aperto la strada ai populismi europei. Due votazioni importanti, quella per le presidenziali in Austria e per le politiche in Romania, ambedue svoltesi nel dicembre sorso, hanno visto il successo di forze politiche tradizionali. Segno che, nonostante la crisi della politica, la maggioranza degli elettori non sembra disposta a dare carta bianca a questi movimenti.

Ora però il gioco si fa pesante, con il voto in Olanda, il prossimo marzo, in Francia, in primavera, e in Germania in autunno, tre dei paesi fondatori dell’Unione europea. Saranno tornate elettorali che, in ogni caso, sono destinate a cambiare il volto dell’Europa: chiunque ne esca vincitore.

[google-translator]

 

Previous articleBotte da Orban. l’Ungheria e la farsa del referendum
Next articleBufale su internet, la Colonna Infame 2.0

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here