Le critiche che gli Stati Uniti hanno mosso alla politica economica tedesca risentono certamente di un clima politico intossicato dallo scandalo delle intercettazioni della NSA. Ma non basta lo scandalo delle intercettazioni a spiegare la pubblicazione di un documento come l’ultimo Rapporto semestrale sui cambi del Tesoro americano

In realtà non è una novità il fato che l’Amministrazione Obama abbia guardato fin dall’inizio con preoccupazione e diffidenza alle scelte di politica economica della Germania. Scelte spesso giudicate poco comprensibili dall’altra parte dell’Oceano: così come risulta indecifrabile per la pragmatica logica degli americani una costruzione barocca e malfunzionante come l’Unione Europea. E’ la prima volta però che dagli Stati Uniti arriva un attacco così esplicito, diretto e pesante alla principale economia europea e ad uno degli alleati più stretti di Washington nel vecchio continente.

IL Tesoro americano nel suo Rapporto accusa Berlino di puntare tutto sull’export, e poco sulla domanda interna, con la conseguenza di danneggiare i paesi dell’Eurozona, mettendo anche in pericolo l’intera economia mondiale. Gli economisti USA sottolineano che l’esportazione netta di beni, servizi e capitali della Germania nel 2012 ha superato quella della Cina, indicata solitamente in questo genere di rapporti come il paese più problematico per gli Stati Uniti.

Secondo il documento, «il passo anemico della crescita della domanda interna alla Germania e la dipendenza dalle esportazioni ha pesato sul ribilanciamento in un momento in cui molti altri Paesi dell’Eurozona sono stati sotto una forte pressione per limitare la domanda e comprimere le importazioni al fine di promuove l’aggiustamento di bilancio».

La risposta di Berlino non si è fatta attendere. Secondo il ministero delle finanze tedesco, «il surplus commerciale riflette la forte competitività dell’economia della Germania e la domanda internazionale per la qualità dei prodotti dalla Germania». In più, l’economia domestica, per Berlino è il fulcro della crescita, e questo è dimostrato, secondo il ministero delle Finanze tedesco, dal fatto che investimenti e domanda dei consumatori in Germania stanno crescendo.

Difficile non cogliere una buona dose di sorpresa ma anche di imbarazzo nella replica della Germania per un attacco inatteso e “incomprensibile”, che si muove al di fuori dei canoni tradizionali e delle consuetudini fra paesi amici e alleati.

Questo inedito scontro fra due delle quattro principali economie del pianeta non va sottovalutato. Non si tratta di fatto episodico e non è solo il segnale di un crescente nervosismo transatlantico per la vicenda Datagate. Esso sembra piuttosto da collegare alla volontà di Washington di condizionare le scelte di politica economica di Berlino, nel momento in cui entrano nel vivo le trattative per la formazione della Grande Coalizione in Germania.

Perché un cambio di direzione della politica tedesca, che favorisca la crescita e la stabilità dell’Eurozona nel suo complesso, è per l’Amministrazione Usa una priorità; delle condizioni necessarie per la ripresa dell’economia mondiale.
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