Si parla molto di rischio populismo alle prossime elezioni europee intendendo con questo temine movimenti di ispirazione diversa: di estrema destra, razzisti, qualunquisti, xenofobi, nazionalisti, antieuropeisti. Già la difficoltà lessicale di raggruppare sotto una comune definizione questi movimenti ci dice quanto sarà difficile per loro dare vita ad un movimento unitario, che abbia comuni radici ideologiche e si muova su un programma condiviso.

Non che non si stia tentando di farlo. Nelle scorse settimane in un hotel di Vienna si è tenuto un incontro fra i leaders di alcuni movimenti populisti: Marine Le Pen del Front National francese, Geert Wilders del Freedom Party olandese, il Vlaams Belang i separatisti fiamminghi del Belgio, il Fpoe austriaco. Vi ha preso parte anche una delegazione della Lega Nord italiana. Un incontro che ha fatto seguito ad un accordo pre elettorale sottoscritto a L’Aja dalla Le Pen e da Wilders.

Dalla futura alleanza di estrema destra europea si è tenuto alla larga l’inglese Nigel Farage, leader dell’UKIP, Partito per l’indipendenza del Regno Unito, di ispirazione euroscettica e anti-immigrati. Il suo partito, che ha vinto le ultime amministrative e da mesi toglie il sonno al premier conservatore David Cameron, guarda altrove. Probabilmente a Beppe Grillo. Vorrà pure dire qualcosa se Farage nei mesi scorsi ha rilasciato un’intervista senza limiti e senza freni pubblicata sul blog di Grillo, rilanciando la sua propaganda contro l’euro, contro Bruxelles, contro la Germania.

Come si vede ci sono almeno due filoni di populismi che si muovono verso direzioni diverse. Uno di ispirazione fascista e xenofoba. L’altro preoccupato di distruggere la moneta unica e il sogno di un’Europa più unita. L’unico comune denominatore è la volontà di cancellare l’euro. Troppo poco per fare un raggruppamento unico, ma abbastanza per creare una rumorosa e possente voce in grado di condizionare le scelte di un’Europa spaventata e fiaccata dalla crisi.

Ma più che una improbabile vittoria di questi movimenti c’è da temere un altro fenomeno, del quale ci sono già le premesse. Il rischio cioè che i governanti democratici, nel timore di perdere voti siano tentati di inseguirli sul loro terreno i populisti. E’ quel che sta accadendo nella patria della diversità etnica in Europa, il Regno Unito. Il premier Cameron, ha ingaggiato una battaglia per limitare l’accesso di cittadini romeni e bulgari al mercato del lavoro britannico e sopratutto alle prestazioni sociali. Questo in previsione dell’eliminazione delle ultime barriere a partire dal prossimo 1° gennaio 2014.

E la reazione della Commissione europea a questa palese violazione di una norma comunitaria, non è stata dura come ci si sarebbe aspettato e come è stata in altre occasioni che riguardavano ad esempio l’Italia. Ed anche nella Francia del socialista Hollande e nella Germania della Grande Coalizione ci sono segni di insofferenza nei confronti dell’abolizione delle restrizioni per bulgari e rumeni.

Segnali preoccupanti di un’Europa pericolosamente allo sbando,. Nella quale il populismo in un certo senso ha già vinto a tavolino. Ancora prima delle elezioni.
[google-translator]

Previous articleCon la Grosse Koalition la politica europea della Germania non cambia
Next articleSenza soldi pubblici la democrazia diventa oligarchia

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here