Ve ragioni della prudenza con la quale molti Paesi europei, Germania ed Italia in testa, stanno affrontando la crisi ucraina stanno tutte racchiuse in un paio di semplici tabelline. Si tratta del prospetto sugli scambi commerciali fra UE a 28 e Federazione Russa, pubblicato dall’Eurostat, l’Istituto europeo di statistica, il 24 gennaio del 2014. Da essa si evince che Mosca è il terzo partner commerciale dell’UE e l’Europa a 28 è il primo partner della Russia.
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L’interscambio commerciale fra UE28 e Russia è in costante crescita nel periodo preso in esame, dal 2002 al 2012 con una significativa caduta solo nel 2009 a causa della crisi. Per quanto riguarda l’export, si è passati da 34,5 miliardi di Euro del 2002 ai 123,4 del 2012, mentre l’import ( si tratta sopratutto di energia) è salito nello stesso periodo da 65,2 miliardi a 215, facendo lievitare il deficit commerciale con Mosca da 30,7 miliardi a 91,6.

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La Germania è in assoluto il primo partner nell’intercambio con la Russia (30% export, 19% import), seguita dall’Italia (9% export, 10% import) quindi da Olanda e Polonia. In più molti paesi, come Cipro e la Finlandia per ragioni storiche o geografiche hanno strettissimi rapporti di interdipendenza con la Russia e una rottura delle relazioni commerciali con Mosca avrebbe effetti destabilizzanti su questi paesi. Senza contare che molti stati membri dell’UE, come Bulgaria, gas importsRepubblica Ceca, Paesi Baltici e Finlandia sono dipendenti al 100% dal gas proveniente dalla Russia, come indica un’altra tabella dell’Eurostat.

La prudenza europea, spesso messa a confronto con il decisionismo americano, è quindi dovuta essenzialmente a più che comprensibili (anche se non proprio giustificabili) ragioni economiche. Per queste ragioni, la forte condanna dell’UE nei confronti dell’invasione della Crimea da parte delle truppe russe probabilmente non andrà oltre l’imposizione di sanzioni magari individuali ad esponenti della nomenklatura di Mosca. Ma non si dovrebbe arrivare a sanzioni commerciali, che finirebbero per danneggiare sopratutto alcuni paesi europei. Sempre che Putin non tiri troppo la carda, costringendo i riluttanti europei ad scegliere una linea più dura.

Gli eroi ucraini della Maidan, che hanno cacciato il presidente Yanukovich dopo che questi aveva consegnato il suo paese nelle mani di Mosca probabilmente ne sono consapevoli: l’Europa, in nome della quale si sono battuti, non farà la guerra alla Russia per tutelare l’indipendenza dell’Ucraina. E probabilmente non andrà molto oltre le “ferme” parole di condanna.

Non c’è da stupirsi. Come sempre, le ragioni dell’economia sono più forti di quelle della democrazia.

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