Triste declino di uno dei miti del riformismo europeo: Blair si dice favorevole ad un intervento in Siria, proprio nel giorno in cui i deputati britannici respingono l’interventismo del premier Cameron e Obama non nasconde i suoi dubbi. Messo in soffitta il New Labor, l’icona della sinistra pragmatica si dedica alla guerra e con maggior profitto alla cura dei propri affari

Evidentemente fuori sintonia rispetto agli umori del suo popolo e ai cambiamenti del mondo, Blair ha ritenuto che fosse utile replicare in Siria la disastrosa avventura dell’Iraq che lo vide in prima linea accanto a George W Bush nella messa a punto della coalizione dei Willings, 10 anni fa. E su La Stampa spiega che è necessario intervenire perché i costi di un non intervento sarebbero ancora maggiori. Parole non nuove, che ricordano quelle del 2003. Parole che l’ex premier aveva pronunciato una decina di giorni prima a Gerusalemme, messe poi nero su bianco sul Times il 27 agosto , e infine pubblicate sul quotidiano di Torino.
“Tutti dobbiamo essere consapevoli -scrive – di quali saranno le conseguenze se sulla Siria incrociamo le braccia invece di metterle al lavoro”. E se, invece, mettessimo le braccia al lavoro senza una vera strategia, e una legittimazione internazionale, allora quali sarebbero le conseguenze? Tony non si pone il problema, come non se lo pose 10 anni fa. Ma sulle colonne del quotidiano conservatore Daily Mail, Stephen Glover glielo ricorda senza troppi giri di parole: “Questo mercante di guerra è l’ultima persona che dovremmo ascoltare, scrive. M.Blair non si è posto il problema delle sottigliezze legali neanche ai tempi dell’invasione dell’Iraq”. Ed anche il Telegraph  ricorda le disastrose conseguenze delle “prove” addotte dall’ex premier davanti al parlamento britannico del possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein.

Ma quello della guerra per Tony Blair è solo un vecchio vizio difficile da togliere, o c’è anche dell’altro? Magari un conflitto di interesse, legato alle sue attività di intermediazione finanziaria a livello globale? Attività molto lucrative e assai poco trasparenti: 1,24 milioni di euro per sole tre ore di lavoro, come scrive l’autorevole Le Monde. Quel che è certo è che Dear Tony è una vera macchina da soldi, con un reddito annuo stimato di 16 milioni di euro, fra conferenze, libri, e attività finanziarie. Un volume di affari che non gli ha impedito di diventare rappresentante del cosiddetto quartetto per il Medio Oriente (ONU, UE, USA e Russia), con risultati per la verità non proprio brillanti.

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