Alexis Tsipras è un tipico prodotto della Troika, figlio del rigore europeo. Pur essendo stato generato dalle politiche di austerità, dopo essere stato alfiere della protesta più estrema ed incendiaria, oggi è diventato il candidato numero 1 alla vittoria elettorale nel suo paese, la Grecia. Diciamo vittoria elettorale e non governo, perché, secondo i sondaggi, il suo partito di estrema sinistra, Syriza, sarebbe destinato a diventare alle elezioni di gennaio la prima forza politica del paese. Ma da solo non avrebbe i numeri per governare, e i suoi passibili alleati sono partiti molto piccoli e molto identitari e per nulla inclini ad allearsi con altre forze politiche.

Lo scenario post-elettorale sarebbe quindi quello di un paese votato ad un lungo periodo di instabilità. E 5 anni di crisi del debito nel Vecchio Continente hanno dimostrato come l’instabilità prolungata di un paese sia considerata dai grandi investitori internazionali una jattura molto peggiore della vittoria netta di un partito che si richiama alla tradizione comunista. L’ideologia di Syriza quindi c’entra poco nella valutazione dei mercati. C’entra molto invece il complessivo stato di fragilità della politica greca.

Certo, Tsipras si sta ora rendendo conto di quanto sia più facile agitare la protesta che trovare soluzioni, e sta mettendo in campo tutta la sua diplomazia per convincere il mondo (che purtroppo per lui si muove in una logica di mercato), che una sua vittoria sarebbe “non contro l’euro, ma semmai potrebbe consentire di salvare l’euro”. In che modo? La sua ricetta è basata su un drastico taglio del debito (non quello privato, ma quello in mano a UE-FMI-BCE) pari a circa il 62%. Sarebbe questa la base di partenza per una serie di massicci aiuti di stato per rilanciare gli investimenti (poco importa che siano vietati dalla normativa UE) e di un ritorno a forme diffuse di welfare, molti anni dopo che lo stato sociale è praticamente scomparso dalla faccia dell’Europa.

I gettito proverrebbe dalla solita patrimoniale e dalla lotta all’evasione fiscale. Auguri!

Come finirà, lo sa solo Dio. Certo, se la prima reazione dei mercati al “programma Tsipras” è stata un pauroso tonfo della Borsa di Atene al di sotto del 12% e una nuova impennata dello spread greco, è assai difficile che gli investitori possano cambiare idea ed essere ancora attratti da un paese che promette di autoridursi il debito.

Per ora notiamo che la Troika sta facendo, speriamo involontariamente, la campagna elettorale in favore di Tsipras. Che senso ha, infatti, proporre alla Grecia, ridotta allo stremo, un nuovo prestito internazionale accompagnato da nuove misure di rigore? Tanto più che l’interlocutore è un governo, quello di coalizione guidato da Antonis Samaras, che fra un mese probabilmente non ci sarà più.

In conclusione, gli elettori ellenici saranno costretti a scegliere tra il velleitarismo di una sinistra inconcludente, e l’eterno ritorno di quella stessa vecchia classe politica che ha la responsabilità di aver portato il paese in bancarotta. O in altre parole, come scrivevamo in un precedente post, fra il caos e la Troika.

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