Curioso Capodanno per l’Europa. Con due novità. La prima è che da oggi la Grecia assume la Presidenza semestrale dell’Unione, la seconda è che il Club della Moneta unica, sempre da oggi ha un 18esimo membro, la piccola Lettonia.

La Grecia coltiva grandi ambizioni per questo 2014. E ne ha buone ragioni, perché al punto in cui è arrivata la crisi economica e sociale, non può far altro che provare a sperare in una sia pur lenta ripresa. E’ il paese uscito più terremotato dalla crisi del debito e dalla insana gestione che di essa hanno fatto la comunità europea, quella internazionale e i partiti nazionali.

Dopo sei anni consecutivi di recessione, una disoccupazione al 27 per cento, e un debito pubblico al 180%, Atene prova a guardare avanti. Il primo ministro Antonis Samaras infatti ha annunciato in un discorso televisivo lo scorso 30 dicembre che Atene uscirà dal programma di prestiti internazionali (240 miliardi nel 2012, la cifra più alta nella Zona Euro) nell’anno che è appena iniziato. «Cominceremo a diventare un paese normale», ha aggiunto con una certa enfasi, auspicando che una crescita dello 0,6 per cento nel primo semestre.

Ma i creditori internazionali non condividono tanto ottimismo. Sopratutto il Fondo Monetario Internazionale ritiene che la Grecia nel 2014 avrà ancora bisogno di 11 miliardi per pagare gli interessi sul debito. Ed anche le previsioni di un organismo indipendente come l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa, gela l’ottimismo di Atene: secondo uno studio dell’OSCE, infatti, nell’anno in corso ci sarà ancora una contrazione dello 0,4% dell’economia ellenica.

Sarà dunque questo piccolo paese pieno di debiti e massacrato dalla crisi a guidare nel 1° semestre un’Europa inquieta e smarrita.

Un’Europa che dal 1° Gennaio può contare su un 18esimo paese membro dell’Eurozona. La piccola Lettonia, una delle minuscole Repubbliche Baltiche. In altre occasioni simili, la vigilia dell’adesione generava attese ed entusiasmi. Oggi invece sembra trattarsi quasi di un atto dovuto e non voluto. Appena il 20 per cento dei lettoni infatti è favorevole all’ingresso del Paese nell’Eurozona. La maggioranza teme (a ragione) un’impennata dei prezzi.

Oggi la Lettonia è perfettamente in regola con i parametri di adesione all’Euro, proprio quei parametri che molti ritengono vadano rivisti e riformati. Ma nello stesso tempo, porta ancora sulle sue spalle il peso della lunga dittatura imposta dall’ex URSS, e resta uno dei paesi più poveri d’Europa. Ma con una grande voglia di riprendersi. E con le condizioni economiche per farlo. Esattamente quel che manca a noi italiani.

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