Come era prevedibile, il vertice europeo si è concentrato in particolare sullo scandalo delle intercettazioni. Più arrabbiati di tutti François Hollande e Angela Merkel, il cui cellulare, come hanno appurato gli efficienti servizi tedeschi, era posto sotto il controllo del sistema messo a punto dalla NSA, la National Security Agency degli Stati Uniti.

Ma la rabbia europea non si è trasformata in una guerra santa nei confronti degli Stati Uniti, e non ha mai perso di vista la necessità di continuare la stretta cooperazione sul piano economico e della sicurezza. Una partnership che tuttavia, è stato sottolineato dai 28, «deve basarsi sul rispetto e la verità, anche per quanto riguarda il lavoro e la cooperazione dei servizi segreti».

La questione è stata riassunta nell’allegato al documento finale, che nella sua versione in inglese (potete scaricarlo qui), riconosce che la «raccolta di dati di intelligence è un elemento vitale nella lotta contro il terrorismo», ma si ribadisce nello stesso tempo che un «allentamento della fiducia potrebbe pregiudicare la necessaria cooperazione» fra alleati.

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L’auto con la quale la Merkel è arrivata al consiglio dopo lo scandalo delle intercettazioni. Sulla targa c’è un emblematico 007

L’Unione Europea, in quanto istituzione, non è chiamata ad occuparsi di questa materia. Per cui il Consiglio si è limitato a «prendere atto» della decisione di Francia e Germania di avviare con gli Stati Uniti un confronto bilaterale per giungere ad una conclusione condivisa entro la fine dell’anno. Si pensa in particolare alla definizione di un “codice di condotta” che si spera possa essere anche accettato dagli americani. Italia e Belgio hanno aderito a questa iniziativa, ed altri paesi potrebbero aggiungersi. «Servono chiarimenti, ha spiegato il premier Letta, perché non sono concepibili zone d’ombra fra alleati».

Una tempesta in un biccher d’acqua, dunque? Non proprio. Lo scandalo delle intercettazioni ha lasciato pesanti strascichi polemici nei rapporti transatlantici, ma ha anche creato un clima di sospetti all’interno del’Europa, dove il britannico Cameron (anche il Regno Unito spiava gli alleati con il programma “Tempora”) sembra sia stato criticato apertamente dalla Cancelliera e non solo.

Fra gli europei ha però prevalso un atteggiamento responsabile, nella consapevolezza che senza il contributo degli Stati Uniti la lotta al terrorismo non potrebbe fare un solo passo avanti. E uno strappo nelle relazioni UE-USA avrebbe provocato enormi danni economici ai due blocchi. Per questo le ipotesi di ritorsioni commerciali, come il blocco del negoziato UE-Usa per l’accordo sul libero scambio proposto un po’ incautamente dal presidente del parlamento europeo, Schultz, non è stato preso in considerazione.

Da questa vicenda comunque l’immagine del presidente Obama, che all’inizio per molti europei ha rappresentato un segno di speranza e di cambiamento, ne esce a pezzi agli occhi dell’opinione pubblica e delle leadership del vecchio continente. Ristabilire la fiducia fra gli alleati non sarà facile, ma sarà necessario, sopratutto perché è interesse comune proseguire senza indugi la lotta contro il terrorismo.

Forse alla fine ha ragione quella vecchia volpe della politica europea che è il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, uomo assai pragmatico ed esperto, quando afferma: «probabilmente anche i nostri non adottano sempre i comportamenti migliori».

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