La vittoria del “no” al referendum scozzese ha mostrato che la popolazione ha compreso bene un messaggio semplice ed efficace. meglio restare uniti che correre i rischi di una separazione. Un messaggio che vale anche per il referendum sull’Europa, che Cameron ha promesso per il 2017, se i Tories vinceranno le elezioni del prossimo anno.

Il premier britannico in realtà è consapevole delle pesanti incognite legate ad una consultazione sull’Europa. E sa bene che una simile prospettiva allarma gli ambienti economici e finanziari del paese. Il rischio di perdere i vantaggi del grande mercato unico europeo, chiamandosi fuori dall’Unione a 27, è ben presente nei circoli più influenti della City londinese. Eppure la pressione politica della grande maggioranza del suo partito, i conservatori, e la minaccia di una crescita del movimento populista ed euroscettico di Nigel Farage, lo spingono verso questo obiettivo.

La via di uscita potrebbe essere quella delle “riforme” delle quali il premier inglese vuole discutere con Bruxelles. In cosa consistano queste riforme, però, nessuno lo sa con esattezza. Forse neanche lo stesso Cameron. Si sa solo che Londra vuole un’ulteriore devoluzione dei suoi poteri dal “governo” centrale di Bruxelles. Ma il Regno Unito già gode di una amplissima autonomia e di una serie di condizioni di salvaguardia che rendono difficile pensare ad una loro estensione. La Commissione intanto ha assicurato Juncker, farà tutto il possibile per garantire la permanenza di Londra nella UE.

Ma anche Londra dovrà decidere se, come per la Scozia, valga lo slogan «better toghether«, meglio restare insieme, o se ha già scelto il divorzio da Bruxelles, con tutte le incognite che quest
a scelta comporta.

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