Non sono mai stati buoni i rapporti fra il Parlamento europeo e la cosiddetta Troika, cioè i funzionari di Commissione Europea, Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), che rappresentano i creditori internazionali dei paesi UE in difficoltà finanziarie. E dunque non sorprende che nella penultima sessione prima della conclusone di questa legislatura europea, i deputati di Strasburgo abbiano rivolto un durissimo atto d’accusa contro questa struttura, ritenuta responsabile dell’aggravamento della crisi sociale che ha colpito i paesi che hanno fatto ricorso a prestiti internazionali, Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro.

Sono accuse pesanti, accompagnate da “raccomandazioni“ alla futura commissione europea (che si insedierà in autunno) per rendere più trasparente e democratica la procedura di assistenza ai paesi in difficoltà. Perché questa struttura, a giudizio di deputati, non è né democratica, né trasparente, e sopratutto la sua azione non è efficace. Certo, le va riconosciuto di aver evitato «nell’immediato, il default non controllato» di alcuni importanti “pezzi“ dell’economia europea. Ma a che prezzo? A un prezzo altissimo, dicono i parlamentari, perché l’impatto avuto sulle economie e sul tessuto sociale dei paesi ai quali è stata prestata assistenza finanziaria è stato devastante ed ha alimentato il senso di sfiducia verso l’Europa.

«Le condizioni imposte in cambio dell’assistenza finanziaria hanno messo in pericolo gli
obiettivi sociali dell’Unione europea, in particolare perché è stato concesso poco tempo
per l’attuazione di dette misure e perché non sono state eseguite valutazioni d’impatto
adeguate del loro effetto distributivo su diverse fasce della società. La disoccupazione è aumentata, in particolare tra i giovani – e ciò porta alla loro emigrazione – e molte piccole imprese hanno fallito. I tassi di povertà sono aumentati, anche tra la classe media».

Per i deputati, inoltre, la Troika non ha solide basi legali, e non è chiaro il rapporto con l’Eurogruppo, il gruppo dei paesi della moneta unica, così come non è trasparente il suo modus operandi: già lo scorso anno si era parlato di ingaggi milionari per società di consulenza ingaggiate dalla Troika con criteri assai poco chiari.

Accanto alle accuse, contenute in due distinte risoluzioni approvate a larga maggioranza dall’assemblea di Strasburgo (una sui risultati dell’inchiesta dell’Europarlamento sulla Troika, l’altra sulle ricadute sociali e occupazionali) i deputati europei rivolgono delle «raccomandazioni» alla commissione europea: che entro il 2015 vengano adottate procedure chiare e trasparenti e vincolanti per la cooperazione fra le istituzioni all’interno della Troika, ma anche che si ponga adeguata attenzione alla dimensione sociale e occupazionale. Nel medio periodo, poi, si sollecita un radicale ripensamento della Troika, assegnando alla commissione europea la gestione di un Fondo Monetario Europeo, tutto da costruire, e che dovrebbe rimpiazzare il Fondo Monetario Internazionale.

Buone intenzioni, ma difficili da realizzare, si dirà. Alcuni paesi, come la Germania e gli alleati del Nord, hanno crisi di panico solo a sentir parlare di «condivisione del debito». Ma almeno fa bene allo spirito sapere che in Europa esiste un’istituzione come l’Europarlamento (che peraltro è l’unica democraticamente eletta) che si fa carico di rappresentare non solo le banche e i potentati economici ma anche le esigenze, le richieste e le sofferenze della gente comune. Fare in modo che questa istituzione conti sempre di più dovrebbe essere il vero obiettivo delle prossime elezioni del 25 maggio.
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1 COMMENT

  1. Finchè leticano; possiamo stare tranquilli. …
    Quando tutto è silenzio… si scopre dopo anni ; i furbasrtri si sono “leccati le dita”.!!!-
    Verdi Italia.!

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