Quando abbiamo pubblicato questo libro, nel 2018, scrivevamo che sulla democrazia potevamo registrare due importanti notizie: una buona e una cattiva.

La buona era questa: la democrazia non ha mai conosciuto nel mondo una diffusione paragonabile a quella di oggi: quasi due paesi su tre adottano procedure elettorali più o meno democratiche per selezionare la propria classe dirigente. Appena 30 anni fa erano
la metà. Nel 2022, dopo la pandemica da COvid 19 e la guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina, neanche questa notizia può considerarsi buona, perché nel mondo il numero dei regimi autocratici e dittatoriali è rapidamente aumentato.

La cattiva, anzi la pessima notizia è che la stessa democrazia non è mai stata così fragile, se si eccettuano gli anni delle grandi dittature del Novecento. Ed anche la libertà – politica, civile, individuale e collettiva – che è la precondizione stessa del buon funzionamento della democrazia – non è mai stata così potentemente minacciata da nuovi regimi autocratici e orgogliosamente illiberali, oggi diffusi in tutto l’Oriente e nell’Europea dell’est.

Insomma, sull’Unione europea, e più in generale sull’Occidente, spira forte un nuovo «vento dell’Est», foriero di una cultura autoritaria, se non totalitaria. Si tratta di una tendenza che si innesta nell’antico filone del dispotismo orientale, ma che ha caratteristiche proprie del Terzo Millennio, ponendosi come modello alternativo e apparentemente vincente rispetto al sistema liberaldemocratico diffuso inizialmente nel mondo anglosassone.

È questo uno dei grandi dilemmi del nostro tempo, per il quale non esistono soluzioni semplicistiche e a portata di mano, ed è uno dei temi principali al centro della riflessione nel libro “Il vento dell’est, democrazia e dispotismo nell’era della globalizzazione”, Laruffa editore, 2018. Unn libro che ha avuto un sucesso di pubblico e di critica superiore alle aspettative, forse perché prefigurava alcui cambiamenti epocali che si sono poi effettivamente realizzati. Gli equilibri geopolitici, figli dalla globalizzazione, sono mutati con una profondità e una velocità di molto superiori a quanto non avemmo mai potuto immaginare e desiderare. Nuovi modelli economici e politici si stanno imponendo, con la pretesa o, meglio, la presunzione, di essere vincenti. Dalla Cina alla Russia, dalla Turchia all’Ungheria, nuovi regimi autoritari registrano crescenti consensi nell’Europa occidentale e sull’altra sponda dell’Atlantico, saldandosi con i movimenti populisti e sovranisti che hanno già conquistato importanti posizioni in alcune roccaforti nel Vecchio Continente, fra queste l’Italia.

Ma da dove traggono origine questi movimenti populisti che costituiscono la principale insidia  per le democrazie liberali e rappresentative? Le radici culturali vanno ricercate nell’idea di «democrazia totalitaria» formatasi nella Francia del XVIII secolo sopratutto ad opera di Jean-Jacques Rousseau e messa in pratica dai Giacobini. Essa è in definitiva è il terreno comune di tutte le ideologie totalitarie del XIX e XX secolo. E oggi, sotto diverse forme, torna prepotentemente di moda con il populismo europeo e americano del XXI secolo.

L’idealizzazione del popolo come entità unitaria ed omogenea che esprime la propria sovranità non per mezzo della rappresentanza me di una astratta “volontà generale”, apre le porte alla fine del pluralismo e del dialogo tra diversi, aprendo le porte all’avvento di nuove forme di totalitarismo. Ed è questo il pericolo maggiore del tempo che stiamo vivendo.

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Presentazione alla «Nuvola» di Roma (5 dicembre 2018)

A Più Libri, Più Liberi, Fiera della piccola e media editoria a la “Nuvola” di Roma, presentazione del libro di Paolo De Luca “Il vento dell’est, dispotismo e democrazia nell’era della globalizzazione”. Insieme all’autore, Stefano Polli, vicedirettore dell’Agenzia ANSA, e Nicola Graziani, quirinalista dell’Agenzia Italia ed esperto di politica estera.

Intervista a Di Martedì, La7

Giovanni Floris a Di Martedì

Locandine

Intervista alla Fiera del libro di Imperia

Presentazione al Comune di Parghelia

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