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«Juncker beve e fuma troppo», baruffe e gaffes al vertice dell’Eurogruppo

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Una curiosa espressione di Juncker

Il giovane presidente dell’Eurogruppo, nonché ministro delle finanze olandese dal nome impronunciabile, Jeroen Dijsselbloem, ha detto del suo predecessore, il lussemburghese Jean Claude Juncker, che è un «fumatore incallito, ed anche un bevitore». Sarà pure vero; Juncker sembra non si sottragga a questi “piaceri” terreni, e nel gossip europeo si è sempre parlato di una sua abitudine di bere qualche sorso più del necessario, nel corso dei vertici a Bruxelles.

UE, il semestre italiano per mostrare all’Europa un Paese maturo

La principale mission della prossima presidenza italiana dell’Unione Europea, dal 1°luglio al 31 dicembre 2014, (di cui è stato presentato il logo qui a sinistra) sarà cercare di far dimenticare agli europei il precedente semestre italiano, quello di 11 anni fa, (1° luglio – 31 dicembre 2003). Il semestre della gaffe a Strasburgo di Berlusconi nei confronti del socialdemocratico tedesco Martin Schultz, definito “kapò”. Una gaffe che, come se non bastassrenzi1e, è stata ripresa e rilanciata nei giorni scorsi dallo stesso leader di Forza Italia. Furono, quelli del 2003 sei mesi da incubo, andati poi avanti con un quasi quotidiano battibecco fra l’ex premier Berlusconi e il presidente della commissione dell’epoca, Romano Prodi.

Che noia l’ex comico che non fa più ridere

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Non è stata una buona idea quella di Beppe Grillo di boicottare il messaggio di fine anno del presidente della repubblica. Come il patron di 5 stelle dovrebbe ben sapere, la grancassa mediatica del boicottaggio porta vantaggi al «boicottato», in questo caso al capo dello stato, stimolando la curiosità anche di chi magari non si sognerebbe neppure di passare 20 minuti davanti alla televisione l’ultimo giorno dell’anno, mentre tutt’intorno si stappano bottiglie di spumante e si accendono mortaretti e stelline di Natale.

Grecia e Lettonia, un capodanno un po’ speciale per l’Europa

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Curioso Capodanno per l’Europa. Con due novità. La prima è che da oggi la Grecia assume la Presidenza semestrale dell’Unione, la seconda è che il Club della Moneta unica, sempre da oggi ha un 18esimo membro, la piccola Lettonia.

Il messaggio di Napolitano: un anno di tregua per cambiare il paese

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A sentire i discorsi dei presidenti della Repubblica, sembrano un può tutti uguali. Specie è lo stesso capo dello stato a parlare per l’ottava volta consecutiva agli italiani. Eppure il messaggio di auguri per il 2014 di Napolitano è stato un po’ unico speciale. Per lo stile, innanzitutto. L’aver aperto il suo intervento con le lettere-simbolo di alcuni italiani è una scelta innovativa, specie per un politico di 88 anni. Perché una cosa è l’ottimismo di maniera che ogni presidente ha l’«obbligo» morale di diffondere in un paese che fatica a trovare una sua via di uscita, altro è far parlare gli stessi protagonisti del «cambiamento possibile», cioè gli italiani.

Europee 2014, non ci sarà l’ondata populista

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C’è un diffuso timore in quasi tutti i paesi del Vecchio Continente per il possibile affermarsi di movimenti populisti e xenofobi alle prossime elezioni europee del maggio 2014. Ma probabilmente è un timore eccessivo, alimentato per finalità propagandistiche dagli stessi leader di questi movimenti (in Italia abbiamo sotto gli occhi l’esempio di Grillo), cavalcato per motivi opposti anche dai partiti tradizionali.

È ancora carica l’«arma» delle dimissioni di Napolitano?

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Nei giorni scorsi il capo dello stato ha ricordato ai partiti, e sopratutto a Forza Italia, che sul suo tavolo c’è ancora un’arma, e che non esiterebbe ad usarla se la situazione politica si incartasse verso un’inconcludente rissa permanente che blocca le necessarie riforme. Quest’arma, già evocata dal presidente della repubblica all’atto della sua riconferma, è la minaccia di dimissioni. Ma ad 8 mesi dalla sua plebiscitaria rielezione quest’arma è ancora carica? Oppure ormai è caricata a salve? E il capo dello stato è davvero pronto a servirsene, se fosse necessario?

Senza soldi pubblici la democrazia diventa oligarchia

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Il via libera al decreto governativo che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti è una scelta certamente popolare. Non è detto che sia anche una buona scelta. Perché la politica costa, e senza i soldi pubblici non ci si può che affidare al buon cuore dei privati, che nel momento in cui decidono di finanziare questo o quel partito lo fanno non per spirito di servizio o per il bene della collettività, ma per tutelare i loro interessi. In altre parole, conoscendo come vano le cose nel nostro paese, c’è il rischio concreto che la politica possa finire per diventare il prolungamento istituzionale di questo o quel potentato economico.

Verso il voto nel 2014. Se i governi europei rincorrono i populisti

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Si parla molto di rischio populismo alle prossime elezioni europee intendendo con questo temine movimenti di ispirazione diversa: di estrema destra, razzisti, qualunquisti, xenofobi, nazionalisti, antieuropeisti. Già la difficoltà lessicale di raggruppare sotto una comune definizione questi movimenti ci dice quanto sarà difficile per loro dare vita ad un movimento unitario, che abbia comuni radici ideologiche e si muova su un programma condiviso.

Con la Grosse Koalition la politica europea della Germania non cambia

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Il “contratto” fra democristiani (CDU/CSU) e socialdemocratici (SPD) per dar vita alla Grande Coalizione in Germania è stato firmato, dopo due lunghissimi mesi di gestazione e 17 ore consecutive di trattativa finale. E’ un documento corposo e dettagliato, tale da far impallidire il programma pre-elettorale messo a punto prima del voto del 2006 fra Romano Prodi e la litigiosa famiglia dell’Unione: qui siamo di fronte ad un accordo di 177 pagine e 8 capitoli, nel quale sono specificati punto per punto i termini del programma di governo per i prossimi 4 anni.