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Studio UE smentisce gli euroscetttici: un’Europa più integrata ci farebbe guadagnare 800 miliardi

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Quanto costa l’Europa lo sappiamo: 138 miliardi di euro è l’ultimo bilancio annuale disponibile, quello del 2011. E l’Italia, con i suoi 14 miliardi di euro di contributi, è fra i primi contributori netti dell’Unione, è fra i paesi cioè che danno più di quanto spendano. Più difficile è stabilire quanto costi la “non Europa”, cioè l’interruzione del processo di integrazione dei 28 paesi UE. Oppure, provando a rovesciare i termini della questione, quali vantaggi avrebbe ogni singolo cittadino europeo dal completamento del processo di integrazione?

Nuovo report UE sui “bamboccioni”, una generazione di giovani europei a rischio di esclusione sociale

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Si torna a parlare di “bamboccioni”, giovani che alla soglia dei trent’anni vivono ancora a casa con i genitori, e si scopre che il fenomeno non è solo italiano e che questi ragazzi non sono “fannulloni” o “choosy” ma vittime di una crisi non solo economica che mette a rischio l’identità stessa di un’intera generazione. E ci si rende anche conto che il fenomeno non riguarda solo il nostro paese, ma in diversa misura, quasi tutta l’Europa.

La vera priorità per Renzi è disinnescare da subito il Fiscal Compact

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I parlamentari italiani che nel 2012 votarono con una larghissima maggioranza l’introduzione nella nostra Costituzione (art 81e altri) del principio del pareggio di bilancio, recependo le nuove regole di finanza pubblica fissate dal Fiscal Compact, probabilmente non si resero conto di aver inserito nel nostro ordinamento una bomba ad orologeria. Un ordigno pronto a scattare, per quanto riguarda l’Italia, nel 2015, tre anni dopo la chiusura del procedimento di infrazione per deficit eccessivo, avvenuta lo scorso anno. Ma nel 2012 la pressione della Germania sull’Italia era fortissima, e il “governo tecnico” di Mario Monti non seppe, e probabilmente non poté, opporsi all’introduzione nella nostra carta della “regola aurea” del pareggio di bilancio. E il Parlamento non capì con esattezza (con l’eccezione di poche voci critiche) cosa si apprestava a votare.

Francesco gela i politici in “pellegrinaggio” in Vaticano: «meglio peccatori che corrotti»

Sono finiti i tempi delle passerelle mediatiche in Vaticano per i nostri politici. L’ultima udienza loro riservata da Papa Francesco la mattina del 27 marzo, ha marcato una netta discontinuità con il passato. Messa alle 7 di mattina, nessuna stretta di mano (se si eccettuano i saluti istituzionali con il sottosegretario Delrio e con i presidenti di Senato e Camera), parole dure come macigni.

Ma i veri “euroscettici” sono i leader europei

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L’affermazione del Front National di Marine Le Pen alle amministrative francesi era largamente previsto, così come è prevedibile un buon risultato dei tanti movimenti euroscettici che prosperano in tutti i paesi dell’Unione. Un risultato che certo non va sottovalutato, ma che non prelude, come invece si vuol far credere, ad una conquista del “potere“ da parte di queste formazioni.

Presidenza della commissione UE: Schultz o Juncker, chi è meglio per l’Italia?

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Schultz, a sinistra e Juncker, a destra. Da Der Spiegel on line

Il partito europeo che risulterà il primo alle prossime elezioni del 22-25 maggio (in Italia si vota solo il 25), esprimerà il presidente della nuova commissione europea. Tutti i sondaggi confermano che ancora una volta a contendersi il primo posto nell’Unione saranno due grandi famiglie politiche, quella del PPE, il Partito Popolare Europeo, conservatore e moderato, e quella dei socialdemocratici (S&D) progressista e riformista. Queste due formazioni hanno già scelto i loro rispettivi candidati alla guida della commissione UE: si tratta di Jean-Claude Juncker, PPE, e di Martin Schultz, S&D. Ebbene, per l’Italia non è indifferente che vinca l’uno e l’altro, perché dai futuri assetti globali della politica europea dipenderanno anche i margini di flessibilità nella gestione della finanza pubblica; flessibilità della quale il nostro paese ha disperato bisogno.

La strategia di Matteo a Bruxelles

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La storia del 3% comincia a creare malumori e preoccupazioni in Europa. Già nel vertice di Berlino del 17 marzo le rassicurazioni del premier Renzi che l’Italia rispetterà i suoi impegni europei, sia quelli previsti dal Trattato di Maastricht che quelli del Fiscal Compact, non devono aver convinto del tutto la Cancelliera, se ha ritenuto di dover precisare di essere “certa” della volontà del nostro paese di restare sotto le soglie previste dal Patto di Stabilità; segno che in realtà questa certezza non la aveva.

Atto d’accusa da Strasburgo: dalla Troika più danni che benefici

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Non sono mai stati buoni i rapporti fra il Parlamento europeo e la cosiddetta Troika, cioè i funzionari di Commissione Europea, Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), che rappresentano i creditori internazionali dei paesi UE in difficoltà finanziarie. E dunque non sorprende che nella penultima sessione prima della conclusone di questa legislatura europea, i deputati di Strasburgo abbiano rivolto un durissimo atto d’accusa contro questa struttura, ritenuta responsabile dell’aggravamento della crisi sociale che ha colpito i paesi che hanno fatto ricorso a prestiti internazionali, Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro.

Ecco chi sono i “burattinai” d’Europa, i potenti del Vecchio Continente

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Cosa accade quando i potenti d’Europa si riuniscono in conclave per decidere le sorti dell’economia e della politica del Vecchio Continente? Nulla di diverso da quanto la gente si immagini: si stringono accordi, si raggiungono compromessi, si elaborano strategie, si litiga, e poi si fa finta di aver finalmente raggiunto un accordo. Ci sono alcuni paesi che decidono, come la Germania, e un po’ l’Olanda e i paesi nordici, altri che fanno finta di decidere, come la Francia, e infine altri ancora che subiscono le decisioni. L’Italia spesso è in quest’ultimo gruppo.

Elezioni europee 2014 dalla A alla Z

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Il 25 maggio si vota in Italia per l’elezione dei 73 membri italiani del parlamento europeo. Il nostro è uno dei 28 paesi dell’Unione nei quali si svolgono gli scrutini per la scelta degli eurodeputati. Il Trattato di Lisbona prevede che “a regime” i parlamentari europei non possano superare il numero di 751, 15 in meno di quelli attuali.