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Dopo la batosta, Cameron cerca la tregua con Juncker

Il premier britannico, isolato in patria e in Europa dopo la sconfitta della sua linea anti-Juncker, telefona al neo presidente della Commissione, e cerca di rientrare sulla scena europea.

Il sì a Juncker è una vittoria della democrazia europea

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La designazione a maggioranza di Jean-Claude Juncker  (26 a favore, 2 contro, cioè Gran Bretagna e Ungheria) come nuovo presidente della commissione europea rompe il tabù dell’unanimismo che per decenni ha governato, con effetti disastrosi, la politica europea. Da oggi si cambia registro, l’Unione entra in una fase di maturità. I leader europei continueranno a ricercare il massimo del consenso, ma non necessariamente l’unanimità.

6 buone ragioni per puntare su Juncker

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Certo, si può sempre fare di più e meglio. E anche per la successione di Barroso si sarebbe potuta scegliere una personalità nuova e dinamica, piuttosto che il sessantenne ex premier lussemburghese, Jean-Claude Juncker. Ma dove sono questi nuovi campioni dell’Europa del futuro? Se ne vedono pochi in giro. E allora meglio puntare sull’esperienza.

I conti in tasca alla politica europea, un business da 1,7 miliardi

 

Quanto costa il variopinto universo politico che ruota intorno all’europarlamento di Strasburgo? E chi beneficia delle sovvenzioni previste a sostegno dell’azione di partiti, gruppi e fondazioni pan- europei? Abbiamo cercato di capirne di più, scavando nei bilanci e nei documenti ufficiali e no dell’Unione Europea.

Gli euroscettici finanziati dall’Europa, 12 milioni a Grillo e Salvini

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C’è un bel gruzzolo di oltre 50 milioni di euro in attesa di essere spartito dai due gruppi euroscettici di estrema destra più fortemente ostitli all’Unione Europea. Quello che fa capo alla coppia Farage-Grillo, e quello di Le Pen e Wilders, nel quale milita anche il leghista Salvini.

Farage-Grillo, il gruppo euroscettico alla fine si fa

Non sarà stata una «grande vittoria» come annunciato dal leader dell’Ukip, ma alla fine Nigel Farage, alleato di Grillo in Europa, è riuscito a rabberciare gli eurodeputati di 7 paesi, necessari per formare un gruppo al parlamento di Strasburgo. Grazie ad una transfuga del Front National, Joëlle Bergeron, che dà un’impronta ancora più di destra al raggruppamento.

Dietro l’euro-rissa sulle poltrone ci sono due diverse idee di Europa

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Non deve stupire che i capi di stato e di governo della UE litighino per la spartizione delle euro-poltrone. Capita sempre, quando c’è una tornata così importante di incarichi da distribuire fra i 28 paesi. Questa volta però è diverso. Perché al centro della contesa ci sono non tanto i nomi, quanto diverse visioni dell’Europa. Una partita dalla quale i partiti populisti si sono auto-esclusi.

Euroscettici, Barroso ormai a fine mandato trova il coraggio di bacchettare i governi

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Quando ormai la lunghissima era di José Manuel Barroso volge al termine, il presidente uscente della commmissione ha pronunciato finalmente parole di verità sulle ragioni della forte affermazione dei movimenti populisti ed euroscettici in tutta Europa.

Quanti sono i populisti eletti in Europa? Ecco i numeri veri

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Abbiamo rifatto i conti sull’ondata euroscettica che ha scosso l’Europa, e sono emerse parecchie sorprese. Intanto i numeri. Si era parlato, inizialmente e in modo abbastanza approssimativo, di un numero di liste populiste o euroscettiche o xenofobe che variava da 130 a 221. Ebbene quei conti erano sbagliati.

Il bivio dell’Europa dopo il voto, inseguire gli euroscettici, o andare avanti senza curarsene?

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L’Europa dei paradossi. Nel momento in cui comincia a contare di più, grazie ai nuovi poteri che le conferito il Trattato di Lisbona, rischia di contare di meno per l’assalto dei partiti populisti, che hanno un solo obiettivo comune: cancellare l’idea stessa di Unione europea. Ma è una vera rivoluzione copernicana quella che si prospetta in questa legislatura appena iniziata? o non è piuttosto un gattopardesco cambio di pelle, secondo l’antica consuetidina italiana di cambiare tutto perché nulla cambi?