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Ecco chi sono i “burattinai” d’Europa, i potenti del Vecchio Continente

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Cosa accade quando i potenti d’Europa si riuniscono in conclave per decidere le sorti dell’economia e della politica del Vecchio Continente? Nulla di diverso da quanto la gente si immagini: si stringono accordi, si raggiungono compromessi, si elaborano strategie, si litiga, e poi si fa finta di aver finalmente raggiunto un accordo. Ci sono alcuni paesi che decidono, come la Germania, e un po’ l’Olanda e i paesi nordici, altri che fanno finta di decidere, come la Francia, e infine altri ancora che subiscono le decisioni. L’Italia spesso è in quest’ultimo gruppo.

La grande speranza di Malala: “un libro e una penna per tutti”

Malala Yousafzai, la sedicenne pakistana diventata simbolo vivente della lotta contro i talebani, ha ricevuto a Strasburgo il premio Sakharov 2013, un riconoscimento che ogni anno il Parlamento europeo assegna a persone che hanno dedicato la loro vita alla difesa della libertà di pensiero. E forse mai come in questa occasione il premio è stato meritato.

Ungheria, la democrazia formato Orban

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Il trionfo elettorale per la terza volta consecutiva di Viktor Orban, ormai padrone assoluto della sua Ungheria, è uno di quegli argomenti che sollevano interrogativi fondamentali sul (mal)funzionamento della democrazia nella nostra Europa.

Non c’è dubbio che sua elezione sia legittima, ottenuta cioè attraverso un regolare processo elettorale, secondo i canoni democratici. Ma se la democrazia viene usata per uccidere la democrazia, come e chi la può difendere? Karl Popper, padre del liberalismo, (guardano soprattutto all’esperienza tedesca, dove Hitler aveva conquistato il potere attraverso libere elezioni) proclamava che «le ideologie che predicano l’intolleranza perdono a loro volta il diritto alla tolleranza». Una splendida enunciazione di principio, che tuttavia tale è rimasta.

Ora, non c’è dubbio che la tolleranza e il pluralismo non siano proprio il tratto distintivo di Viktor Orban: egli ha posto sotto il controllo del governo Banca centrale, Corte Costituzionale, magistratura e quasi l’intero sistema dei media. Adotta politiche repressive e persino persecutorie nei confronti di chi non aderisce al pensiero unico del regime come anche delle minoranze etniche. L’ordine autoritario che si è instaurato nell’Ungheria di Orban si chiama «democrazia illiberale», secondo la definizione orgogliosamente adottata dallo stesso leader magiaro: in altre parole, democrazia senza libertà.

Però una democrazia senza libertà non è una democrazia, ma un regime dispotico, perché uccide il pluralismo e priva i cittadini e le altre forze politiche degli strumenti necessari per il buon funzionamento del gioco democratico: ad esempio, una stampa libera, parità di condizioni nell’accesso ai media, uno Stato di diritto che garantisca davvero tutti. E non è il caso dell’Ungheria «orbanizzata».

Chi difenderà allora la democrazia ungherese? Nessuno. Perché quando le regole del gioco vengono alterate, piegate agli interessi del governo, allora la democrazia non ha reali strumenti per difendersi dai suoi nemici.

Invece di gioire per il successo di Orban, dunque, sarebbe meglio cominciare  a preoccuparsi per la brutta aria che spira dall’est.

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I conti in tasca alla politica europea, un business da 1,7 miliardi

 

Quanto costa il variopinto universo politico che ruota intorno all’europarlamento di Strasburgo? E chi beneficia delle sovvenzioni previste a sostegno dell’azione di partiti, gruppi e fondazioni pan- europei? Abbiamo cercato di capirne di più, scavando nei bilanci e nei documenti ufficiali e no dell’Unione Europea.

Perché è in Belgio la centrale europea del terrore

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Gli attentati j di Parigi e Bruxelles hanno messo sotto i riflettori una drammatica realtà: nel paese più libero e tollerante del pianeta, il Belgio, i terroristi hanno potuto muoversi senza alcun controllo, trasformando la libertà in violenza cieca e indiscriminata. Ma forse ora le cose stanno finalmente cambiando.

Vespa, Berlusconi e la Shoah, uno sgradevole polverone mediatico

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C’è sempre un «ultimo libro» di Bruno Vespa, e c’è sempre un’ultima polemica provocata dalle anticipazioni dei suoi contenuti. Particolarmente sgradevole però quella sollevata dalle affermazioni di Berlusconi sugli ebrei: «I miei figli dicono di sentirsi come le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso». Inevitabili le polemiche, che certo le precisazioni serali dell’ex premier non sono riuscite a spegnere.

Chi sale e chi scende in Europa dopo il voto. L’Italia ferma al palo?

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Ci sono almeno 66 poltrone che attendono di essere distribuite fra i vari paesi europei e le diverse famiglie politiche dopo il voto del 22-25 maggio. Al netto naturalmente dei 751 seggi europarlamentari. Le più importanti sono quattro: la presidenza della commissione, quella del consiglio, la presidenza del parlamento, e l’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza, in pratica una sorta di “ministro degli esteri” dell’UE.

Europee 2014, non ci sarà l’ondata populista

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C’è un diffuso timore in quasi tutti i paesi del Vecchio Continente per il possibile affermarsi di movimenti populisti e xenofobi alle prossime elezioni europee del maggio 2014. Ma probabilmente è un timore eccessivo, alimentato per finalità propagandistiche dagli stessi leader di questi movimenti (in Italia abbiamo sotto gli occhi l’esempio di Grillo), cavalcato per motivi opposti anche dai partiti tradizionali.

I movimenti populisti si rafforzano in Europa

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Non è una scelta saggia affrettarsi ad archiviare il rischio-populismo in Europa e in Italia, cullandosi sul risultato tutto sommato non esaltante per i movimenti nazionalisti e xenofobi alla ultime europee. Sotto la cenere infatti, come dimostrano recenti elezioni in Svezia e Germania, cova ancora il fuoco, alimentato dalla crisi che non sembra finire mai, e dall’ondata di migranti dal sud del mondo.

Asse italo-tedesco contro l’assalto degli eurobarbari

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Realismo e cambiamento. coniugare queste due esigenze per Renzi è una strada obbligata dopo lo straordinatrio successo elettorale nei suoi rapporti con l’Europa. Ma si potrebbe semplicemente dire, con la cancelliera Merkel. Perché nelle maceria delle quali è disseminata l’Unione Europea del dopo voto, in Europa sono rimasti due soli capisaldi ad impedire l’assalto dei nuovi eurobarbari: l’Italia e la Germania, gli unici due grandi paesi fondatori non scossi alla radice dall’assalto degli eurobarbari.