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2016, il male oscuro della democrazia. Bilancio di un anno drammatico

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Qualcuno ha paragonato la situazione dell’Europa in questi anni, a quella della Germania negli anni 30, alla vigilia della vittoria del nazismo. Certo, sono esagerazioni. Ma lo stato della democrazia nel mondo e in Europa suscita più di qualche preoccupazione

Botte da Orban. l’Ungheria e la farsa del referendum

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Del referendum promosso da premier ungherese Viktor Orban contro le quote di immigrati che l’Europa avrebbe voluto imporre, la cosa meno importante è il risultato.

Da Censis ed Eurobarometro, la fotografia di un’Italia che cambia, e non in peggio

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Un’Italia sempre più rinchiusa in sé stessa, sempre meno coesa, sempre meno europeista, preoccupata per il futuro, eppure non rassegnata, anzi pronta a rimboccarsi le maniche: questo il quadro che emerge da due distinte rilevazioni condotte dal Censis e da Eurobarometro, e che riguardano il nostro paese.

L’Europa di fronte al terrorismo, dibattito al Parlamento europeo di Roma

Presentazione del libro presso la sede di Roma del Parlamento europeo il 16 novembre 2015

La presentazione del libro,” La battaglia di Bruxelles, 2011, viaggio al centro della crisi”, di Paolo De Luca, si è trasformata in un’occasione di dibattito sul ruolo dell’Europa nella lotta al terrorismo di matrice islamica.

Chi ha detto che la politica non deve essere una professione?

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C’è in giro da tempo un’idea stravagante sulla politica: che cioè un paese possa fare a meno di essa, anzi che possa essere governato correttamente solo da chi non ha mai fatto della politica una professione. Questa logica ha portato in parlamento e in molte amministrazioni locali, schiere di giovani (e meno giovani) onesti ma del tutto incompetenti.

L’Europa verso l’autodissoluzione

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Quattro eventi hanno sconvolto in poco più di due settimane il panorama politico dell’Europa: la corsa della Grecia verso il default, la vittoria di Cameron nel Regno Unito, la potente affermazione di Podemos alle amministrative in Spagna, il successo dell‘outsider Duda alle presidenziali in Polonia.

Questione armena: il governo non ha niente da dire?

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Le parole di Papa Francesco sul genocidio degli armeni sono state per il governo italiano un’occasione mancata per mostrare autorevolezza e coraggio su un capitolo importante e delicato della storia europea, scoperchiato senza troppi complimenti dal Pontefice. E invece Palazzo Chigi ha seguito la linea di sempre dell’Italia: quella della realpolitik, dietro la quale si nasconde una sostanziale assenza di politica estera e un coacervo di complessi e di paure che mortificano il protagonismo che il nostro Paese potrebbe e dovrebbe mostrare sulla scena internazionale. Da qui il solito balletto di cautele, di distinguo, di dico-e-non-dico, che ha caratterizzato la posizione italiana sul genocidio degli armeni.

Solo la presa di posizione del ministro degli esteri Gentiloni (che pure si è guardato bene dal pronunciare la parola «genocidio») ha mitigato la gaffe del sottosegretario Gozi, mentre nessun esponente del governo sarà presente alle celebrazioni per il centenario del genocidio che si svolgerà ad Yerevan, capitale dell’Armenia, dove l’Italia sarà rappresentata da una delegazione parlamentare. Nel frattempo, il nuovo sultano di Ankara, il presidente Erdogan, si permette di offendere e minacciare Papa Francesco, senza che nessun esponente del governo italiano, sempre pronto ad ossequiare il Pontefice, senta il dovere di spendere una parola in sua difesa. Certo, la realpolitik impone cautela, quando si mettono in discussione i rapporti con un paese cardine nella regione più turbolenta e pericolosa del mondo. Ma se non si coltiva la memoria storica, e si ha paura, dopo un secolo, di dire la verità sulla più grande strage di cristiani del XX secolo, vuol dire che quel sangue è stato versato invano, e altro ancora potrà essere versato nell’indifferenza generale.

 

 

 

Lo strano tripolarismo italiano è il futuro dell’Europa

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Un fenomeno politico del tutto nuovo si affaccia sulla scena europea: il tramonto del bipolarismo, surrogato da una forma imperfetta ed ancora embrionale di tripolarismo.  Un fenomeno che noi italiani conosciamo bene, visto che il tripolarismo esiste nel nostro paese da almeno due anni.

La «dittatura» dei governi

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Un recente studio sulla produzione legislativa in Italia, snobbato dalla grande stampa, ci racconta come da tempo sia in atto nel paese un pericoloso squilibrio fra potere legislativo ed esecutivo, a vantaggio di quest’ultimo.

Il piacere della normalità

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Solo qualche abbraccio con i nipoti e gli amici al momento dell’elezione alla più alta carica dello Stato; istanti di contenuta emozione immortalati nell’immagine postata su Facebook dal nipote. Probabilmente sarà il solo frammento di vita privata che ci resterà del settennato di questo uomo schivo e sensibile che è il nuovo presidente della Repubblica. Una personalità che rifugge da riflettori e gossip, che ha il carisma di uno straccio bagnato (copyright Nigel Farage) ma è capace di «bucare gli schermi», che parla con il ritmo monocorde di un monaco tibetano ma riesce ad colpire il cuore di milioni di persone con la rigorosa semplicità delle sue riflessioni.