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Chi ha detto che la politica non deve essere una professione?

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C’è in giro da tempo un’idea stravagante sulla politica: che cioè un paese possa fare a meno di essa, anzi che possa essere governato correttamente solo da chi non ha mai fatto della politica una professione. Questa logica ha portato in parlamento e in molte amministrazioni locali, schiere di giovani (e meno giovani) onesti ma del tutto incompetenti.

Vademecum per il voto alle europee 2014: istruzioni per l’uso

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Tutto quel che è necessario sapere sulle elezioni europee del maggio 2014, con notizie aggiornate a poche settimane dal voto. Le ultime novità, la legge elettorale, le curiosità, la regole, comunitarie e nazionali, per questo importante ed atteso appuntamento elettorale. Per un aggiornamento e una prima riflessione sui risultati elettorali e sulle conseguenze del voto in Italia e in Europa, ti consigliamo EP2014, il voto che ha scosso l’Europa e stabilizzato l’Italia.

Riforma elettorale: e scegliessimo il proporzionale?

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Solo a parlarne sembra quasi una bestemmia. Eppure la proporzionale è il convitato di pietra nel dibattito in corso sulla riforma elettorale. Qualcuno (La Torre, PD) la esorcizza come «pulsione» proporzionalista, qualcun altro, i centristi ex democristiani la rilanciano forse per nostalgia. Altri come 5Stelle non fanno mistero di preferirla al maggioritario perché, non avendo i numeri né la cultura politica per poter aspirare a governare il Paese, potrebbero capitalizzare al meglio quel 20-21% di voti che i più recenti sondaggi attribuiscono al Movimento di Grillo.

Il sistema di voto per le europee 2014, istruzioni per l’uso

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E’ abbastanza singolare che la politica italiana si accapigli sulle future elezioni legislative, che con molta probabilità non si terranno prima dei prossimi 18 mesi, e nessuno si preoccupi delle elezioni europee che invece sono alle porte, già fissate per il 25 maggio. Non che siano la stessa cosa. Politicamente le legislative “pesano” di più delle europee, e tutti i partiti perciò comprensibilmente si concentrano sulle prime.

Senza soldi pubblici la democrazia diventa oligarchia

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Il via libera al decreto governativo che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti è una scelta certamente popolare. Non è detto che sia anche una buona scelta. Perché la politica costa, e senza i soldi pubblici non ci si può che affidare al buon cuore dei privati, che nel momento in cui decidono di finanziare questo o quel partito lo fanno non per spirito di servizio o per il bene della collettività, ma per tutelare i loro interessi. In altre parole, conoscendo come vano le cose nel nostro paese, c’è il rischio concreto che la politica possa finire per diventare il prolungamento istituzionale di questo o quel potentato economico.

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