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Dalle banane ricurve ai profilattici per i pescatori, ecco fabbrica delle “bufale” contro l’Europa

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Dalla curvatura delle banane a quella dei cetrioli. Fioriscono sulla stampa inglese, le bufale contro Bruxelles. Che dipingono l’Europa peggiore di quella che è. 

Elezioni europee 2014 dalla A alla Z

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Il 25 maggio si vota in Italia per l’elezione dei 73 membri italiani del parlamento europeo. Il nostro è uno dei 28 paesi dell’Unione nei quali si svolgono gli scrutini per la scelta degli eurodeputati. Il Trattato di Lisbona prevede che “a regime” i parlamentari europei non possano superare il numero di 751, 15 in meno di quelli attuali.

L’art 50 del Trattato di Lisbona, che regolerà la Brexit

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Per chi fosse interessato ad approfondire il tema delle norme europee che regolano l’uscita di uno Stato dall’Unione europea, rendiamo disponibile uno studio approfondito, realizzato dal Parlamento europeo, in inglese, con tutte le indicazioni necessarie e le interpretazioni giuridiche per capire il funzionamento del famoso art 50 del Trattato. Scaricalo qui

 

Immigrazione UE, i paesi del nord scaricano l’Italia

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L’Italia chiama, e l’Europa non risponde. Sull’immigrazione a Lussemburgo dove è appena cominciata la riunione dei ministri dell’interno dei 28 paesi UE (per l’Italia c’è il vicepremier Angelino Alfano, più sotto la sua dichiarasione all’arrivo n Lussemburgo), è andato in scena il solito copione di annunci mirabolanti e poca sostanza.

Vademecum per il voto alle europee 2014: istruzioni per l’uso

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Tutto quel che è necessario sapere sulle elezioni europee del maggio 2014, con notizie aggiornate a poche settimane dal voto. Le ultime novità, la legge elettorale, le curiosità, la regole, comunitarie e nazionali, per questo importante ed atteso appuntamento elettorale. Per un aggiornamento e una prima riflessione sui risultati elettorali e sulle conseguenze del voto in Italia e in Europa, ti consigliamo EP2014, il voto che ha scosso l’Europa e stabilizzato l’Italia.

Ecco cos’è l’Europa a due velocità

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È un’idea non nuova, ma buona, quella lanciata da Angela Merkel di dar vita ad un’Europa a due velocità. Già dai tempi della crisi del debito, fra il 2011 e il 2012, se ne parlò a lungo e l’idea fu al centro di numerose riflessioni alla cancelleria di Berlino e, soprattutto, al ministero delle Finanze tedesco.

In quella primitiva, e per certi versi, primordiale, versione, questa concezione di Europa a cerchi concentrici aveva un valore punitivo. Aveva cioè l’obiettivo di tagliar fuori dall’euro paesi come l’ìItalia e la Grecia, creando un nucleo di Stati “rigoristi”, come la Germania, la Svezia, la Finlandia, l’Olanda, che avrebbero proceduto uniti verso una maggiore integrazione economica e fiscale, scaricando tutti gli altri.

Anche questa non era un’idea nuova, ma il riadattamento al 2012 di una vecchia proposta, la “Kerneleuropa”, il nocciolo duro dell’Europa, inventata negli anni ’90 dall’attuale ministro delle finanze di Berlino, Schäuble.

Oggi la proposta di Merkel sembra andare in un’altra direzione, pur con tutte le cautele del caso. Non regolare i conti con gli “Stati cicala”, come molti in Germania dipingono quelli del Sud, ma istituzionalizzare quella che da oltre un quarto di secolo è una realtà di fatto. Esistono i paesi dell’area euro, che nella maggior parte dei casi sono determinati ad approfondire il processo di integrazione, ed altri, come quelli dell’Europa centro.orientale, come Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, che non hanno questo interesse.

Certo, i dettagli, in un’operazione di questa natura, sono decisivi. Entra nel primo cerchio chi vuole, o chi può? E la Grecia, ad esempio – che magari vorrebbe ma non può – che destino avrà? E l’Italia, il Portogallo, la Spagna? Che rapporto ci sarà fra le due Europe? E come, tecnicamente si giungerà ad una soluzione di questo tipo? Attraverso una modifica dei Trattati o un patto intergovernativo, come sembrerebbe più plausibile, ma con tutti i rischi connessi a questa seconda opzione?

Se ne discuterà il 25 marzo in occasione della cerimonia nella Capitale, per il 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, che diedero vita alla Comunità Europea. All’epoca nacque quella che venne definita la “Piccola Europa”, formata da solo sei paesi. Oggi l’Europa, per poter sperare di tornare ad essere grande, forse ha bisogno di diventare un po’ più piccola, ma più coesa. Purché questo processo avvenga nella chiarezza e in uno spirito di responsabilità e di solidarietà. Dopo l’uscita della Gran Bretagna e l’avvento di Trump alla Casa Bianca, l’Europa deve decidere se lasciare che l’immobilismo la disintegri, o tentare di reagire, dando un nuovo senso allo stare insieme.

 

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L’Europa di fronte al terrorismo, dibattito al Parlamento europeo di Roma

Presentazione del libro presso la sede di Roma del Parlamento europeo il 16 novembre 2015

La presentazione del libro,” La battaglia di Bruxelles, 2011, viaggio al centro della crisi”, di Paolo De Luca, si è trasformata in un’occasione di dibattito sul ruolo dell’Europa nella lotta al terrorismo di matrice islamica.

A 75 anni dalla “Notte dei cristalli”, l’Europa si scopre ancora antisemita

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Sono pasati 3/4 di secolo da quella tragica “notte dei cristalli”, l’inizio della persecuzione nazista contro gli ebrei, e uno studio appena pubblicato dalla Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), ci dice che il fenomeno dell’antisemitismo è in crescita in molti paesi del vecchio continente.

Il fascino del liberismo e la crisi delle sinistre europee

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Se proviamo a ragionare al di là della polemica politica spicciola su alcuni fenomeni apparentemente eterogenei e distanti, come la crisi delle socialdemocrazie europee, l’avvento della globalizzazione e le ondate migratorie, possiamo osservare, come, in realtà, si tratti di questioni fra loro intimamente connesse.

Il sistema di voto per le europee 2014, istruzioni per l’uso

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E’ abbastanza singolare che la politica italiana si accapigli sulle future elezioni legislative, che con molta probabilità non si terranno prima dei prossimi 18 mesi, e nessuno si preoccupi delle elezioni europee che invece sono alle porte, già fissate per il 25 maggio. Non che siano la stessa cosa. Politicamente le legislative “pesano” di più delle europee, e tutti i partiti perciò comprensibilmente si concentrano sulle prime.