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Loris, quando il dolore (degli altri) diventa un serial tv di quart’ordine

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Confesso di provare un crescente disagio di fronte al fumetto di pessima qualità che va in onda a reti unificate sulle televisioni italiane (e non solo) intorno al caso del feroce assassinio di un bimbo innocente di appena 8 anni. I protagonisti di questa tragedia hanno perso la loro reale identità e sono stati trasformati in personaggi di una goffa spy story: “il cacciatore”, “la madre”, “la maestra”, e così via. La trama del drammone mediatico che si autoriproduce quotidianamente si articola in una serie di sospetti, di colpi di scena, di finti scoop che ha lo scopo di trasformare 60 milioni di italiani in altrettanti Sherlock Holmes improvvisati. Insomma, è come si si mettesse in scena un grande Cluedo di massa, il gioco da tavolo che andava di moda qualche anno fa.

Francia, il caso Dieudonné e la censura che non serve

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Non c’è nulla di più odioso della propaganda antisemita, ma non c’è nulla di più stupido dell’idea che la censura di Stato possa fermare quella propaganda. E’ vero il contrario: semmai la alimenta in maniera esponenziale. Basta guardare il caso del comico Dieudonné M’bala M’bala, 47 anni padre camerunense e madre francese, divenuto assai popolare in Francia per aver inventato la “quenelle”, un gesto che a qualcuno ricorda il saluto nazista all’inverso.

Un mestiere che cambia. La fuga dei giornalisti da Strasburgo

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Quello del giornalista è un mestiere che cambia. In peggio. E’ in atto infatti una corsa verso il basso di questa professione. Una corsa iniziata molti anni fa, e che procede di pari passo con l’a diffusione delle nuove tecnologie. E’ un’involuzione silenziosa e paradossale: più si estende l’uso e la fruizione di tecnologie di comunicazione sempre più raffinate e ramificate, più l’informazione tende ad uniformarsi, ad omologarsi, ad apparire noiosamente ripetiitiva.

La Radio secondo Piccone Stella

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Piccone Stella 3
Il Giornale Radio, guida pratica per quelli che parlano alla radio e per quelli che l’ascoltano, Torino, 1948

Non so se nelle scuole di giornalismo si studi ancora l’opera e la figura di Antonio Piccone Stella, primo direttore del Giornale Radio della Rai nell’immediato dopoguerra, o se la sua memoria sia oggi andata completamente perduta.  Se così fosse sarebbe un danno enorme per il giornalismo, perché i futuri professionisti sarebbe privati degli insegnamenti di uno dei grandi maestri dell’informazione radiofonica. Questa grande figura di direttore vecchio stampo del servizio pubblico, deve la sua fama essenzialmente ad un minuscolo ma fondamentale opuscolo, scritto nella sua prima versione nel 1948, e ormai da anni introvabile sul mercato: “Il giornale Radio, guida pratica per quelli che parlano alla radio e per quelli che l’ascoltano”.